News - Taranto: patenti nei container, sequestrato il carico di rifiuti

Il materiale imbarcato e diretto in Cina, l’esportatore denunciato per traffico di rifiuti.

Le carte della Motorizzazione dovevano essere trattate e smaltite. Ottenuti i contributi sono state invece imballate.


Rifiuti documenti archivi     
TARANTO - Migliaia di patenti di guida, in parte scadute e in parte ancora valide, certificazioni mediche e documenti di revisione veicoli, tutto pressato in 420 balle e accatastato in 24 container pronti nel porto di Taranto per essere imbarcati verso la Cina. Seicento tonnellate di carta e cartone da imballaggi, etichettate come rifiuti speciali destinati al macero, spedite da un’azienda barese specializzata nel recupero e nel riciclaggio di questa categoria di materiali a un impianto di recupero collocato in Cina. In base al fiuto e all’analisi di rischio i finanzieri, guidati dal colonnello Nicola Altiero, e i doganieri, diretti da Cosimo Serafino e Gaetano Capodiferro, sono andati a controllare mediante il carotaggio il contenuto di due dei 24 container scoprendo che, dietro scatoloni ricolmi di cartoni, si celavano centinaia di fascicoli con le patenti corredate da fotografie e le certificazioni mediche provenienti dalla Motorizzazione civile di Matera che voleva disfarsi degli scarti di archivio di tre annate di attività. Le aveva conferite alla Croce Rossa e da questa erano state girate all’azienda di recupero per lo smaltimento.

La scoperta di questa particolare categoria di rifiuti, contenenti dati sensibili assoggettati alla disciplina sulla privacy, ha indotto i finanzieri a indagare negli altri container e a verificare la liceità e l’esatta classificazione dei rifiuti in base alla documentazione di accompagnamento. A questo punto è scattata l’«Operazione Papiro» che ha portato al sequestro preventivo del materiale e alla denuncia di due persone. E’ il più grosso sequestro di questo tipo mai effettuato nello scalo tarantino. In sostanza l’esportatore, denunciato per traffico transfrontaliero di rifiuti, s’è reso responsabile di due violazioni per trarne vantaggi. Anzitutto non ha sottoposto le tonnellate di materiale ai trattamenti previsti, cioè selezione per tipologia, igienizzazione e decolorazione, risparmiando sui costi di smaltimento ma ottenendo in seguito i contributo dello Stato; poi non ha assicurato la tracciabilità della spedizione.

L’azienda barese, difatti, non in possesso della licenza cinese (Aqsiq) per l’esportazione dei rifiuti direttamente in Cina, ha stipulato un secondo contratto (triangolazione) con la «America Chung Nam» che ha una sede a Rotterdam, possiede quella licenza e risulta, sulla carta, destinataria finale del rifiuto pur senza avere in Cina una propria sede. Tutte pratiche non consentite dalla normativa nazionale e comunitaria., Il rischio è che la società olandese, diventata in base al contratto proprietaria del rifiuto, possa farne ciò che vuole. Trattandosi di documenti d’identità, sostiene la Guardia di finanza, potenzialmente c’è il rischio di una loro utilizzazione impropria.

 

Fonte: Corriere del Mezzogiorno

17-2-2010