News - Sistri: Unatras chiede l’estensione del sistema SISTRI anche ai vettori stranieri

Il nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti partirà ufficialmente il prossimo febbraio, ma così com’è stato creato ancora non convince. E anche Unatras si scaglia contro il trattamento di favore riservato ai vettori stranieri, sui quali, di fatto, non viene effettuato nessun controllo.

 

 

 Il ritornello ormai è sempre lo stesso e, di sicuro, sarà giunto chiarissimo alle orecchie del ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo: in Italia circolano rifiuti pericolosi anche attraverso mezzi di trasporto e operatori stranieri, sui quali però non si estende ancora il Sistri. In pratica, mentre le imprese italiane saranno alle prese con black box, usb e software, agli stranieri non viene posto alcun vincolo e, di conseguenza, viene reso vano il proposito di arginare le ecomafie e prevenire illeciti.

Di questo parere sono anche le associazioni dell’autotrasporto che fanno capo a Unatras, che appunto “condividono l’obiettivo di un rigoroso controllo della movimentazione e gestione dei rifiuti pericolosi per combattere fenomeni di illegalità e le ecomafie. Ritengono però che il meccanismo individuato con il SISTRI, non concilia il condiviso interesse a tracciare i movimenti dei rifiuti pericolosi con le esigenze del lavoro; determina parzialità penalizzanti nel mercato e falle evidenti nel conseguimento degli obiettivi”, come riporta una nota ufficiale.

Il fatto che il nuovo sistema non sia esteso alle imprese estere “determina difatti una forte, quanto ingiustificata discriminazione, in danno delle aziende italiane, che si vedono costrette a sostenere costi ed oneri di implementazione e di utilizzo del SISTRI, mentre i loro concorrenti esteri non sottostanno ad una pari regolamentazione”, dicono da Unatras, denunciando che questa situazione non può generare un controllo efficace.

 

Ma anche le caratteristiche del Sistri vengono contestate: “Il nuovo sistema – si legge sulla stessa nota - dovrà essere inoltre semplificato rispetto a quello proposto in passato, efficiente ed in grado di funzionare in qualsiasi luogo del territorio nazionale. Non dovranno più verificarsi quei grossi problemi di connessione, utilizzo e chiusura dei cicli operativi che si sono registrati in passato e sono stati ampiamente dimostrati nel corso dei due test che le imprese hanno sostenuto, negli scorsi mesi di maggio e luglio”.

Inutile dire che ogni riferimento è a quanto emerso nel corso dei Click Day, quando il sistema informatico andò letteralmente in tilt a causa dei troppi accessi. Unatras ricorda che il nuovo Sistri dovrà poi essere circoscritto ai rifiuti pericolosi, i più dannosi per l’uomo e per l’ambiente, sfruttati per compiere reati e mettere in piedi i traffici illeciti delle ecomafie.

 Infine, la questione economica. “Le imprese di trasporto hanno dovuto sostenere costi considerevoli derivanti dai diritti dovuti per la prima iscrizione al Sistri, dalla installazione delle black box, dai diritti di segreteria alla CCIAA e delle chiavi usb, dalla specifica formazione, dall’acquisto di computer e stampanti: costi anticipati che potevano tranquillamente rimanere nelle tasche delle imprese.  Visti gli esiti del SISTRI ed i tempi, le imprese non possono permettersi di concedere anticipazioni gratuite a chicchessia: le associazioni aderenti ad UNATRAS stanno predisponendo un’azione collettiva per richiedere il rimborso delle somme versate”.

 

 

Ci risiamo, quindi. Gli operatori non restano a guardare e sembrano pronti all’ennesimo faccia a faccia con la Prestigiacomo e l’intero governo, colpevole peraltro di aver prima deciso di cancellare il Sistri e poi di averlo ripristinato con la manovra di Ferragosto. Febbraio si avvicina, i tecnici sono al lavoro per perfezionare i meccanismi tecnologici che permetteranno al Sistri di funzionare, ma forse l’unica soluzione sarebbe ancora più semplice: ascoltare le imprese e capire quali siano, in concreto, i difetti di questo sistema tanto criticato.

 

Fonte: Greenbiz.it

27/9/2011